GOVERNO
Fornero: "Lavoro, l'obbiettivo è il futuro
le imprese paghino la flessibilità"
In un'intervista il ministro ribadisce i programmi dell'esecutivo in tema di occupazione. E torna a parlare di uscita assistita e ammortizzatori sociali: "Chi perde il posto di lavoro deve essere aiutato a trovarne un altro, anche dall'azienda stessa", ha detto. E aggiunge: "Nessuno potrà mai licenziare per discriminazione. Susanna Camusso non è un avversaria"
ROMA - Il ministro del Lavoro Elsa Fornero parla a tutto tondo sui programmi del governo per lavoro e previdenza. Ospite di Maria Latella a SkyTg, Fornero ribadisce l'intenzione dell'esecutivo di distinguere tra flessibilità e precarietà: "Il mio modello è la capacità di avere nel sistema economico una flessibilità che sia buona", ha detto, "Abbiamo imparato che si può avere una flessibilità cattiva che si traduce in precarietà. Abbiamo fatto le liberalizzazioni e anche questo per molte categroia è stata vista come una cattiveria del governo, ma l'idea era introdurre elementi di flessibilità. Non bisogna demonizzare il posto fisso che resta un'importante aspirazione per molti, ma se non lo possiamo fare per tutti l'importante è che per chi accetta la flessibilità non sia precarietà". Spiega Fornero: "Questo governo è tecnico, non ha parti della società italiana che vuole favorire o partiti cui è particolarmente legato. Si dialoga, però questo governo ha l'ambizione di fare politiche per il Paese, per il futuro del Paese. Può essere un'ambizione eccessiva ma è questa"."Flessibilità in uscita". Il ministro prosegue: "Si parla troppo di articolo 18. Nell'incontro con le parti sociali ho presentato degli appunti, ne abbiamo lungamente parlato e quello che può toccare l'articolo 18 è il tema della flessiblità in uscita. Nessuno mai può licenziare per motivi di discriminazione, però può volere dire che in alcune circostante non è una soluzione ottimale cercare di tenere stretto a tutti i costi il lavoratore all'azienda. L'importante è chi perde il posto di lavoro deve essere aiutato a trovarne un altro, anche dall'azienda stessa".
Per il ministro "se il datore trova che la flessibilità è un elemento positivo un pò la deve pagare. Quello che si deve rompere - ha spiegato - è il meccanismo per cui il lavoro flessibile è quello che costa meno, quindi dobbiamo dire che la flessibilità è qualcosa che vale ma si deve pagare. Le imprese sanno che se hanno la possiblità di usare la flessibilità devono pagarla un pò di più e non meno". Ma il ministro ha anche specificato: "Nessuno, mai, potrà licenziare per motivi di discriminazione: questo è inaccettabile in qualunque Paese civile. E quindi deve essere inaccettabile anche in Italia che è un Paese civile".
"Camusso non è un'avversaria". Sul leader della Cgil Susanna Camusso, il ministro usa queste parole: "Non la considero un'avversaria. Anche nel lessico ho detto che era meglio cambiare qualcosa. Il governo ha iniziato un dialogo che si fa fra parti che si intendono anche se con idee diverse. E' una persona con un ruolo importantissimo e le ho detto che dobbiamo partire dai problemi, siamo qui per discutere e dialogare".
"Fiat resti produttiva in italia". Il ministro affronta il tema della Fiat: "Sicuramente per quello che è nell'ambito delle competenze, vorrei fare di tutto perchè la Fiat resti italiana", ha detto, e "resti come realtà produttiva e non come una realtà tenuta in piedi". "Mi dispiace", aggiunge, "quando si dice che la Fiat è ormai americana".
(04 febbraio 2012) © Riproduzione riservata

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